SULLA MEDITAZIONE e sulle tecniche

Iniziamo sempre dall’esperienza, da quello che abbiamo provato e non dal sentito dire, da quello che dicono e di cui si parla.

Cos’è la Meditazione per me, che cosa ho capito, che cosa ho sentito, che cosa ho provato anche solo per un momento…

 

Non ho la presunzione con poche righe di poter entrare in una materia così sacra e così profonda, un’attività che si pone agli albori di quando l’uomo si è messo a confronto con la sua immagine, con se stesso, con la presenza/assenza della sua minuscola imperfettibilità di fronte all’infinito che si ripete…

Molti ritengono che la Meditazione sia il Silenzio, il vuoto, l’assenza di pensiero e allora provano sgomento, hanno difficoltà naturalmente a placare la mente che mente, a sedersi in silenzio.

Così non è e per questo ci tengo a dare questa piccola indicazione.

Ci sono varie pratiche che noi chiamiamo di Meditazione, c’è la Vipassana, forse la pratica comunemente maggiormente associata all’idea di Meditazione.

C’è la pratica dei Sufi con la danza, i Dervisci che danzano, ci sono pratiche Zen, c’è la Mindfulness oggi molto in voga che deriva da pratiche buddiste e yoga, ci sono pratiche Tantriche, ci sono pratiche che in qualche maniera fanno riferimento alla new age molto in voga e che io definisco “americane” che si basano anche su esercizi di auto stima, psicologici e legati anche a cercare di cambiare la nostra energia.

C’è la Preghiera! Che in ogni religione rappresenta, come con i Mantra Induisti o Buddisti o con rituali sciamanici, una forma fortissima di Meditazione.

 

Il mio piccolo contributo, la mia esperienza, è che TUTTE queste azioni sono Tecniche di Meditazione, la MEDITAZIONE POI ARRIVA! Tutte sono tecniche per arrivare ad uno stato Meditativo.

Ho sempre sentito una forte connessione con OSHO, con le sue parole e soprattutto con le sue TECNICHE di MEDITAZIONE.

OSHO aveva capito che noi occidentali non possiamo sederci e metterci in silenzio immediatamente per poi rimetterci nella frenesia della nostra vita e dagli ‘60 ha creato delle tecniche, delle meditazioni per noi occidentali: la Meditazione Dinamica alla mattina, la Kundalini alla sera.

Poi ne creò tante altre sempre mixando pratiche Zen, buddiste, tantriche, sufi ma che avevano tutte un denominatore comune, cioè che partivano sempre da un momento di catarsi, di movimento forte del corpo per arrivare all’abbattimento della mente.

La MEDITAZIONE POI ARRIVA e significa essere presente sempre, nella vita, nel qui ed ora ma consapevolmente. Essere vigili, come quando fai giardinaggio ed entri nelle piante, quando balli e sei nella musica come immerso senza confine o come quando arrivi all’orgasmo e sei un’unica cosa…

Senza giudizio, senza conflitti ma sempre presenti.

LA MEDITAZIONE NON È ASSENZA, LA MEDITAZIONE È PRESENZA.

Una risposta a “SULLA MEDITAZIONE e sulle tecniche”

  1. Bello, ben scritto, in poche parole hai detto “tanto”.
    Tutto quello che avevo letto sulla meditazione fino ad ora, mi ha lasciato spesso dei dubbi.
    Ho l’impressione che LA MIA MEDITAZIONE avviene intanto che pulisco il balcone, curo le piante, stendo il bucato, faccio la doccia ecc.
    Forse questa mia impressione nn è tanto sbagliata.

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